SW-T 400, l'elegante tuttofare di Honda

Scritto da: -

Abbiamo provato a lungo lo scooter di Honda SW-T400: comodo, elegante, ben frenato e dal rapporto consumi-prestazioni ottimale. Leggi la prova e guarda la gallery.

sw-t 5 copy.jpg

La cilindrata 400 è considerata oggi un valore medio tra gli scooter, anche se quando apparve era quella “maxi”; tra i 400, prevalgono i motori monocilindrici, come per lo Yamaha Majesty 400, il Suzuki Burgman 400 o il nuovo Kymco Xciting 400. L’SW-T 400 di Honda (6.820 euro) è, invece, l’unico a montare un motore bicilindrico (la T della sigla sta proprio per “Twin”) di 398 cc, dotato di doppio albero a camme in testa e di quattro valvole per cilindro e di raffreddamento a liquido. Il doppio cilindro si traduce in maggior potenza (39 cv a 8mila giri), un’erogazione più fluida dei 37,8 Nm di coppia a 6.500 giri e, rispetto a un monocilindrico, in vibrazioni pressoché inesistenti.

sw-t 2 copy.jpg  sw-t 16.jpg sw-t 13 copy.jpg sw-t 14.jpg sw-t 17.jpg sw-t 19.jpg sw-t 8 copy.jpg big_honda_Silver_Wing_SWT_400_02.jpg big_honda_Silver_Wing_SWT_400_04.jpg big_honda_Silver_Wing_SWT_400_03.jpg big_honda_Silver_Wing_SWT_400_06.jpg

La posizione è da poltrona: sull’ampio sellone la posizione è confortevole ed ergonomica. Si può guidare rilassati, con le gambe allungate in avanti, oppure in una posizione motociclistica, poggiando i piedi sulla parte inferiore della pedana che offre loro abbondante spazio. La posizione non è mai affaticante, grazie anche al supporto per la schiena (purtroppo non regolabile come su altri modelli).

Al centro del tunnel, uno sportello protegge il tappo del serbatoio carburante (con serratura e non incernierato); a destra, il comando per il freno di stazionamento che agisce sulla pinza posteriore, molto utile nelle soste su terreni non pianeggianti. Per accedere al sottosella è necessario togliere la chiave dal blocchetto d’accensione e inserirla nella serratura sul fianco sinistro della sella, il sui sollevamento è ammortizzato (comodo quando si hanno le mani impegnate). Il sottosella è illuminato da una luce con interruttore interno ed è in grado di ospitare comodamente due caschi integrali, oppure una valigia rigida 48ore.

I vani nel retro scudo hanno sportelli apribili con un pulsante (quello di sinistra ha la serratura): all’interno c’è spazio per una bottiglietta d’acqua da mezzo litro a sinistra, e per uno smartphone sulla destra. Manca però una presa 12 v. Il centro del cruscotto ospita un display con l’indicatore del consumo medio di carburante, il contachilometri totale e i due parziali; ai lati, tachimetro e contagiri con livello carburante e temperatura liquido all’esterno, tutti analogici; numerose spie completano la dotazione: assenti quella della riserva carburante e dello stato dell’impianto elettrico; c’è, invece, quella del sistema antifurto HISS che non permette l’accensione del motore se non con una chiave codificata appositamente.

L’SW-T ha una struttura “motociclistica” visto che il motore non è oscillante, ma fissato al telaio a trave dorsale in acciaio; è il solo gruppo trasmissione a oscillare con la ruota posteriore. Ciò consente alla coppia di ammortizzatori posteriori regolabili, alleggeriti dal peso del motore, di lavorare al meglio. Da scooter, invece, la forcella, con steli da 41 mm, a singola e non a doppia piastra come sulle moto sulle quali garantisce una maggior robustezza all’avantreno. Il comparto freni vede un disco anteriore di 276 mm e di 240 al posteriore.

Ho provato la versione senza ABS, ma con frenata combinata CBS che ripartisce la forza frenante e non fa avvertire la necessità di un secondo disco anteriore: strizzando entrambe le leve si ottengono decelerazioni di tutto rispetto. Il peso in ordine di marcia di 247 kg non è indifferente: lo spunto al semaforo non è quello di un 300 ruote alte, ma è più che sufficiente per tenersi dietro le spalle il traffico e, soprattutto, le auto.

Anche l’interasse di 1600 mm non è di poco conto (è una cifra da moto custom, per intenderci), ma nel traffico il baricentro basso e il ridotto raggio di sterzata (2,8 metri) consentono di svicolare tra le auto in coda in modo inaspettato. In ciò aiuta anche l’altezza da terra della sella e gli svasi della pedana dove si poggiano le gambe a terra che consentono a tutti di gestire senza patemi la massa dello scooter Honda.

La trasmissione è poi perfettamente a punto, non strappa mai: si riprende fin dai regimi più bassi con un andamento inesorabile. In autostrada, alle velocità consentite dal codice, l’SW-T400 si comporta in modo neutro, anche quando in un curvone veloce ci s’imbatte in una congiunzione tra asfalti diversi o in una scia di un tir (s’innesca qualche oscillazione solo forzando un po’ la mano). Il parabrezza ripara bene busto e spalle deviando il grosso dell’aria dal casco, lasciando esposte mani e braccia.

Quanto ai consumi, alla fine della prova abbiamo rilevato consumi dell’ordine di circa 22 km/l, valore di tutto rispetto per un 400. Considerando i 16 litri del serbatoio, l’autonomia dell’SW-T supera dunque i 300 km.

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!