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Kymco Downtown, scooter cittadino... e non solo

Venerdì 23 Luglio 2010, 09:26 in Prove di

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I trecento cc sono la cilindrata su cui si sta concentrando la gran parte delle novità scooter del 2010: è adatta all’uso cittadino, ma è abbastanza potente per percorrere tratti su tangenziali e autostrade senza doversi preoccupare dei sorpassi di tir e camion; e, poi, 300 cc sono più leggeri di 400 e consumano meno. Il Kymco Downtown 300i, che nel 2010 è a listino anche nella versione con l’ABS (in offerta a 4.599 euro, contro i 4.299 euro della versione base), è uno splendido esempio di questa “quadratura del cerchio”. 

Immagine%208.png Immagine%209.png Immagine%2011.png Immagine%2010.png Immagine%2013.png Immagine%2014.png A un primo colpo d’occhio si apprezza l’aspetto sportivo: la linea è molto gradevole e filante; meglio riuscito l’anteriore con i fari a led azzurri, più anonimo il poseriore con maniglie e portapacchi in un grigio più scuro nel modello in prova. In sella, poi, si apprezzano le ottime finiture, le plastiche robuste e piacevoli al tatto, che denotano una certa cura dei dettagli: sono lontani anni luce quei tempi in cui i prodotti della Casa taiwanese erano famosi per l’economicità dei materiali.

A contraddistinguere il Kymco è il motore, il robusto moncilindrico G5 di 299 cc a iniezione, in grado di sviluppare una potenza di 32,8 cv a 8mila giri e una coppia di 33,9 Nm a 6.500 giri (il "fratello" Xciting 300 monta un 270 cc che eroga 9 cv in meno); il telaio è in solidi tubi d’acciaio e monta una forcella da 37 mm di diametro e due ammortizzatori posteriori regolabili in cinque posizioni. L’impianto frenante è caratterizzato dall’uso di pinze flottanti: davanti lavora un disco da 260 mm di diametro con profilo ondulato, al posteriore uno da 240 mm.

Le ruote sono “piccole”: 14 pollici all’anteriore e 13 al posteriore. Il motivo è evidente guardando il sottosella (illuminato), dove trovano spazio due caschi integrali e c’è ancora posto per una tuta dell’acqua o una piccola borsa. La strumentazione – ben visibile, di giorno e di notte – ha tutto il necessario: tachimetro e contagiri analogici, e display con contakm (doppia visualizzazione: miglia e km; l’azzeramento di quello parziale è un po’ macchinoso), orologio, temperatura del liquido di raffreddamento e indicatore del livello carburante (preciso); c’è anche una spia che segnala l’apertura del vano sottosella. Le leve sono entrambe regolabili (quattro posizioni), mentre la posizione in sella non consente di distendere le gambe, se non assumendo una posizione da fachiro.

Molto utile il vano nel retroscudo, che ha la presa a 12 V: ci stanno guanti, portafoglio e biglietto dell’autostrada (con una serratura sarebbe stato perfetto). Azzeccato anche il gancio nel retroscudo, che rientra nel retroscudo. Ma il Downtown è ricco di “chicche” intelligenti: il blocchetto multifunzione che agisce sull’avviamento dello scooter, sul bloccasterzo e sull’apertura della sella è protetto dal sistema smartlock, una blindatura meccanica – uno superficie di acciaio che copre la serratura – che si chiude con un tasto e si apre con il retro della chiave d’accensione. Oppure, il tappo del serbatoio, nel tunnel centrale: non è incernierato, ma lo sportellino a un supporto molto comodo dove appoggiarlo mentre si fa il pieno.

Su strada, il Downtown è tra i più appaganti 300 (e non solo) che abbia avuto modo di provare. Lo spunto da fermo è soprendente e al semaforo si lasciano indietro anche scooter più grossi e “gareggia” con qualche naked. E poi è agile: nel traffico ci si muove in modo disinvolto grazie all'angolo di sterzata elevato che consente di girare lo scooter in spazi molto ristretti. E la riserva di potenza c’è sempre a levare d’impaccio in un sorpasso (le scodate di potenza su pavè e strisce non sono rare). Bene anche i freni: offrono spazi d’arresto più che dignitosi e a fatica arrivano a bloccare le ruote (la versione provata non era con l’ABS). Le sospensioni fanno il loro lavoro onestamente, senza eccellere, specie la posteriore, un po’ rigida nonostante le regolazioni. Ma in velocità è una rigidità che si apprezza, oltre alla buona protezione del parabrezza che non innesca alcun turbinio. I consumi poi sono da riferimento.

Il modello in prova, che aveva già 7.000 km e, quindi, un motore molto ben “slegato”, mostrava la spia della riserva (più o meno 2 litri) solo dopo 280 km: quindi una media di 28 km/l. Un ultimo appunto sula posizione di guida: per ottenere spazio nel sottosella senza alzare la seduta, si è limato sull’imbottitura e dopo qualche km lo si avverte e si desiderebbe un po’ di gommapiuma in più.

Abbigliamento della prova
Casco Nolan N90
Giacca Alpinestars Quantum DNS
Pantaloni Tucano Urbano Canvas
Guanti Tucano Urbano Super Hector
Scarpe Alpinestars Afrika Gore-Tex

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29 Lug 2010
alle 16:32

Gary Montagner

Mi piace... me lo comprero'!

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